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A caccia di presenze col "K2 milliGauss Meter"


k2 Uno dei principali strumenti di supporto alle indagini del mistero è rappresentato dal K2. Questo dispositivo è un tipo particolare di rilevatore di campi elettromagnetici a bassa frequenza (EMF) che ha la peculiarità di individuare tracce di fonti di energia e di rilevare fluttuazioni di campi elettromagnetici nell’ambiente.

In fisica, il campo elettromagnetico è un campo tensoriale responsabile dell'interazione elettromagnetica. Il campo è generato nello spazio dalla presenza di cariche elettriche, e può manifestarsi anche in assenza di esse, trattandosi di un'entità fisica che può essere definita indipendentemente dalle sorgenti che l'hanno generata.


Secondo numerose teorie, gli spiriti sono composti da energia e si ritiene che quando un’anomalia è presente questa vari improvvisamente il campo elettromagnetico. Ciò accade perché le possibili entità presenti hanno bisogno di assorbire l’energia intorno a loro per potersi manifestare, fisicamente o uditivamente. Da qui quindi l’idea che i fantasmi possono realmente comunicare con i viventi disturbando i campi elettromagnetici che circondano il dispositivo K2. Le particolari energie elettromagnetiche, che si possono sviluppare durante un fenomeno paranormale, possono essere quindi captate da questo ricevitore. Questo strumento rileva la frequenza del campo elettromagnetico in MilliGauss o micro Tesla.

Molti indagatori del mistero infatti, dopo aver scrupolosamente eliminato la possibilità che l’attività del K2 non sia dovuta a campi magnetici di genere domestico-ambientale, utilizzano questo strumento per interagire con l’entità stessa. Vengono poste una serie di domande che contemplano come risposta un “sì” o un “no” e si chiede alla presenza di far accendere le luci del dispositivo in caso di risposta affermativa e di lasciarle spente in caso di risposta negativa. In rete circolano video a riprova di questa interazione che lasciano lo spettatore, anche il più scettico, realmente impressionato.


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Uno dei principali strumenti di supporto alle indagini del mistero è rappresentato dal K2. Questo dispositivo è un tipo particolare di rilevatore di campi elettromagnetici a bassa frequenza (EMF) che ha la peculiarità di individuare tracce di fonti di energia e di rilevare fluttuazioni di campi elettromagnetici nell’ambiente.

In fisica, il campo elettromagnetico è un campo tensoriale responsabile dell'interazione elettromagnetica. Il campo è generato nello spazio dalla presenza di cariche elettriche, e può manifestarsi anche in assenza di esse, trattandosi di un'entità fisica che può essere definita indipendentemente dalle sorgenti che l'hanno generata.

Secondo numerose teorie, gli spiriti sono composti da energia e si ritiene che quando un’anomalia è presente questa vari improvvisamente il campo elettromagnetico. Ciò accade perché le possibili entità presenti hanno bisogno di assorbire l’energia intorno a loro per potersi manifestare, fisicamente o uditivamente. Da qui quindi l’idea che i fantasmi possono realmente comunicare con i viventi disturbando i campi elettromagnetici che circondano il dispositivo K2. Le particolari energie elettromagnetiche, che si possono sviluppare durante un fenomeno paranormale, possono essere quindi captate da questo ricevitore. Questo strumento rileva la frequenza del campo elettromagnetico in MilliGauss o micro Tesla.

Molti indagatori del mistero infatti, dopo aver scrupolosamente eliminato la possibilità che l’attività del K2 non sia dovuta a campi magnetici di genere domestico-ambientale, utilizzano questo strumento per interagire con l’entità stessa. Vengono poste una serie di domande che contemplano come risposta un “sì” o un “no” e si chiede alla presenza di far accendere le luci del dispositivo in caso di risposta affermativa e di lasciarle spente in caso di risposta negativa. In rete circolano video a riprova di questa interazione che lasciano lo spettatore, anche il più scettico, realmente impressionato.

Che domande porre durante la registrazione EVP

RT-EVPCi sono molte domande che è possibile scegliere di porre durante una sessione EVP. 
Provare ad avviare la sessione spiegando alle possibili presenze (ad alta voce) che cosa esattamente si sta tentando di realizzare.

Si deve spiegare loro come il dispositivo che si sta utilizzando è in grado di catturare la loro voce o immagine e come funziona il processo qunado si riascolterà la registrazione

Lasciare circa 10-30 secondi tra ogni domanda per concedere alla presenza ampio margine di tempo di rispondervi. Cercate di notare e memorizzare tutti i suoni di fondo nei locali, che si possono sentire durante la registrazione in modo che non li si possa scambiare per reali EVP durante l'elaborazione delle registrazioni.

A seguire alcuni esempi di possibili domande che vengono comunemente utilizzate dagli investigatori nel corso di una sessione EVP:


        • C'è qualcuno qui che vorrebbe parlare con noi?
        • Ci puoi dire il tuo nome? 
        • Quanti anni hai? 
        • Perché sei qui? 
        • Sei triste o arrabbiato? 
        • Sei da solo? 
        • Quanti di voi sono qui? 
        • Qual è il tuo colore preferito? 
        • Sapete in che anno è? 
        • Se sì, dimmi quale. 
        • Puoi dirci cosa ti è successo? 
        • Riesci a vedere noi? 
        • A cosa assomigliate? 
        • Di che colore sono i tuoi capelli? 
        • Sai il mio nome? 
        • Vorresti partire? 
        • C'è un modo in cui noi possiamo aiutarti? 
        • Puoi mostrarci un segno della tua presenza? 
        • C'è qualcuno che vi tiene qui? 
        • Hai paura dove sei? 
        • Hai qualcosa da dirci?