Indagine presso il Castello di Gorzone Brescia

Cenni storici

Il castello sorge su uno sperone roccioso compreso tra il paese di Gorzone ed il fiume Dezzo, è una costruzione spoglia, austera, con finestre ad arco acuto, senza torri.
All’esterno un ampio parco orientato verso est, mentre sui lati meridionale e occidentale è presente una scoscesa scarpata che scende nel fiume Dezzo.
La struttura risalirebbe al 1160, ad opera della famiglia Brusati, poi divenuta Federicighibellini, alleati di Federico Barbarossa.
Nel 1287, a seguito della grande ribellione camuna, il comune di Brescia, emette un bando contro la famiglia Federici con una ricompensa per la distruzione delle sue rocche. Il castello venne distrutto e saccheggiato nel 1288, ma grazie alla riappacificazione tra la famiglia ghibellina ed il Comune bresciano, grazie all’arbitrato di Matteo Visconti, la rocca venne ricostruita tra la fine del XIII e l’inizio delXIV secolo.
Negli anni 14901495, grazie alla pax veneta, il castello perde la sua funzione di rocca e si trasforma in residenza signorile, ampliandosi e costruendo un loggiato interno in stile veneziano.[1]
Inciso sulla pietra simona del portale d’ingresso, oltre allo stemma dei Federici (scacchi d’argento trasversali in campo azzurro) quello dei signori veronesi Della Scala.
Il giardino interno, sul quale si affaccia un loggiato con archi e colonne ricchi di stemmi, presenta un pozzo di raccolta d’acqua piovana.
All’interno sono presenti sale, pareti finemente decorate, soffitti a cassettone con pregevoli decorazioni.[2]
Al di sotto del castello vi erano delle gallerie, oggi parzialmente crollate, che comunicavano con l’esterno, verso il Dezzo e la Casa Caffi, che apparteneva ai Federici del ramo cadetto.[1]

informazioni tratte da wikipedia

LE LEGGENDE

Grazie alla collaborazione con l’associazione che ha in gestione le attività di promozione  della location, ci è stata concessa la possibilità di accedere a molte delle stanze non aperte normalmente al pubblico e di eseguire un’ interessante investigazione in notturna che ci ha fatto scoprire  suggestivi punti del castello.

Le leggende che circondano gli antichi abitanti del castello, narrano di uno dei personaggi storici del luogo, appartenente alla famiglia dei Federici e che come succedeva sovente anche in altri castelli, eliminava le proprie concubine scomode facendole gettare in un pozzo provvisto di coltelli e punte acuminate….che si trovava per l’appunto all’interno della fortificazione. Si parla ripetutamente anche di una stanza dei coltelli, utilizzata per eliminare persone scomode e condannati a morte, di cui però non abbiamo trovato traccia storica.

Molto interessante è la storia collegata alle ultime discendenti nobiliari del castello…due sorelle vissute nella struttura dalla prima metà del ‘900, di professione maestre e quindi molto conosciute nel circondario. Era in effetti abbastanza difficile che nella zona rurale dove risiede la struttura, delle donne potessero raggiungere un elevato grado di istruzione in quel periodo storico. 

Tornando alla leggenda che circonda la vita delle due sorelle, gli abitanti del luogo raccontano di interessi nel paranormale e nella pratica dell’esoterismo da parte delle due ultime castellane. E’ possibile che le voci siano comunque state sparse, semplicemente per gelosia e per la vita abbastanza appartata che conducevano le due proprietarie.

L’ INDAGINE 
ORE 24:00 Inizio dell’installazione di tutte le necessarie attrezzature fisse nei punti di maggiore interesse del castello e preparazione/collegamento della consueta consolle di regia.

ORE 01:00 Inizio attenta perlustrazione di tutte le stanze accessibili (in effetti alcuni locali non sono stati visitati per motivi di sicurezza). La strumentazione in esterna prevede 1 K2, 1 telecamera a visione  notturna, 1 telecamera Full spectrum, Termometro digitale, Action Cam, Registratratore digitale etc.n…

Iniziamo la nostra nuova indagine partendo dalle stanze normalmente accessibili al pubblico e troviamo immediatamente due fotografie estremamente antiche ed interessanti che ci accolgono, raffiguranti le ultime due castellane.